Commercio di rottami d’oro

Hai un compro oro?

Sei sicuro di essere in regola con la Legge?

Il commercio di oro è regolamentato da una apposita normativa intitolata “Nuova disciplina del mercato dell’oro”, anche in attuazione della direttiva 98/80/CE del Consiglio del 12.10.1998 emanata con Legge 17 gennaio 2000, n. 7 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21 gennaio 2000, la quale stabilisce cosa debba intendersi per oro e quali sono i requisiti richiesti per effettuare tale commercio in via professionale. L’Ufficio Italiano dei Cambi (oggi sostituito nelle funzioni dalla Banca d’Italia) in base all’Art. 1 comma 3° legge n°7 del 17 gennaio 2000, autorizza lo svolgimento del commercio di oro in via professionale, alle banche o, previa comunicazione all’Ufficio italiano dei cambi, da soggetti in possesso dei seguenti requisiti:

  • forma giuridica di società per azioni, o di società in accomandita per azioni, o di società a responsabilità limitata, o di società cooperativa, aventi in ogni caso capitale sociale interamente versato non inferiore a quello minimo previsto per le società per azioni (oggi 120.000 euro).

Per fare maggiore chiarezza da quanto disposto dalla Legge 7/2000, la Banca d’Italia ha provveduto alla pubblicazione del documento esplicativo “Chiarimenti in materia di oro” del 26.06.2001 dichiarando: “per poter qualificare, ai sensi della Legge 17/01/2000, n. 7, il commercio di rottami di oro ed individuare gli eventuali obblighi gravanti su coloro che svolgono tale attività, si distinguono due modalità operative:

  • acquisto di oggetti preziosi usati, direttamente da privati, e rivendita degli stessi, senza ulteriore trasformazione. Detta attività non è qualificabile ai sensi dell’art. 1, comma 3, della Legge 17/1/2000, n. 7; essa si configura, infatti, come commercio di prodotti finiti che non rientrano nella definizione di “oro” contenuta nell’art. 1, comma 1, della stessa Legge;
  • acquisto di oggetti preziosi avariati, destinati alla fusione, e successiva cessione dell’oro così ottenuto, in una qualunque delle forme in uso (lingotti, placchette, etc.). L’operatività in questione, esercitata in via professionale e non occasionalmente, deve ritenersi riconducibile, sia per gli aspetti soggettivi che oggettivi, nel disposto di cui alla Legge n. 7/2000”.

Nell’anno 2002, con la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 375/E del 28 novembre, si è affrontato la possibile applicazione del disposto del comma 5° dell’art. 17 nel settore commerciale dell’acquisto di oro usato. La Risoluzione riportò quanto affermato dall’Ufficio Italiano Cambi e cioè che “rientrano nella nozione di materiale d’oro tutte le forme di oro grezzo destinate ad una successiva lavorazione, e che la caratteristica di un “semilavorato” è costituita dall’essere un prodotto privo di uno specifico uso e funzione, e cioè dall’impossibilità di utilizzare il materiale o la lega d’oro, essendo necessaria una ulteriore stadio di lavorazione o trasformazione che ne consenta l’utilizzo da parte del consumatore finale”.

Per fare ulteriore chiarezza (o confusione a decisione del lettore) la Banca d’Italia ha pubblicato un nuovo documento esplicativo “Chiarimenti in materia d’oro” del 28 maggio 2010 la quale cita testualmente: “Si è dell’avviso che debba essere ricompreso in questo novero (cioè quello escluso dalla normativa della legge n. 7 del 2000) non solo l’oro in condizioni di nuovo o di usato da lavorare e/o riparare (oro da gioielleria ad uso ornamentale) , ma anche quello in condizioni di “rottame” o “rifiuto”, da destinare a fusione per ricavarne altro oro di tipo diverso da quello di cui ai precedenti n. 1) e 2). (Il punto 1) non è altro che l’oro da investimento (lingotti e monete) e quelli al punto 2) le verghe d’oro e/o il materiale d’oro in genere, escludendo quindi i prodotti finiti).

Pertanto la Banca d’Italia ha chiarito che non necessita di autorizzazione della Banca d’Italia chiunque commercia “rottame” senza ulteriore trasformazione.

Ad ulteriore riprova con la risoluzione ministeriale n. 92/E/2013, l’Amministrazione Finanziaria interviene sullo spinoso tema del trattamento IVA sulle cessioni di oro.

La presente chiarisce che i beni d’oro usati possono essere ritenuti per vocazione destinati a un processo di trasformazione industriale, ogniqualvolta il cessionario è un azienda che effettua esclusivamente l’attività di lavorazione industriale dei metalli preziosi, ovvero ogniqualvolta il cessionario è un’azienda di fabbricazione, titolare di marchio di identificazione ai sensi del D.Lgs. 251/1999, che effettua l’attività di affinazione industriale del metallo prezioso al fine di immettere in produzione nuovi oggetti d’oro recanti il proprio marchio di identificazione.

Con quest’ultimo, l’Amministrazione Finanziaria dovrebbe aver chiarito che è possibile l’applicazione Reverse Charge qualora il cessionario destini l’oro esclusivamente alla fusione o viceversa non è possibile qualora venda anche “prodotti finiti”.

Queste sono solo alcuni chiarimenti dell’Amministrazione Finanziaria, della Banca d’Italia e del Ministero, ma siamo sicuri che la vicenda è finita ????, una storia che tra alti e bassi va avanti da più di 14 anni?

Monte Generoso S.p.A. non intenzionata ad incorrere, e far incorrere i propri fornitori e clienti, a sanzioni nell’esercizio dell’attività ha deciso da diverso tempo di applicare la normativa tradizionale in vigore per qualsiasi tipologia di prodotto finito.

Pertanto Monte Generoso S.p.A., quando ci sono le prerogative e le giuste condizioni economiche, acquisterà l’oreficeria con l’applicazione iva ordinaria (quando possibile), con l’applicazione regime del margine (quando richiesto), con l’applicazione Reverse Charge (quando il fornitore è operatore professionale in oro) e/o con l’applicazione della lettera di intento (in tutti i casi).

Tali applicazioni IVA, impiegate correttamente ed in maniera prudenziale, non sono state mai, e speriamo mai lo saranno, regolamentate da Leggi, chiarimenti e risoluzioni di così difficile comprensione e contrastanti fra loro. Speriamo che a breve il Parlamento possa chiarire in maniera definitiva questa vicenda.

Fatta questa premessa è giusto precisare che:

  • I normali “compro oro” non sono autorizzati U.I.C.
  • I normali “compro oro” inconsapevolmente (o forse attenendosi a quanto riferito da altri) confondono il commercio dei metalli preziosi (che ricade nella legge 7/2000 e per i quali servono autorizzazioni dell’U.I.C.) con quello degli oggetti preziosi.
  • Il “compro oro”, quale soggetto giuridicamente autonomo, se non in possesso dei requisiti richiesti dalla legge, non è autorizzato a trattare oro fino, ad uso industriale o semilavorato, anche se il proponente o l’acquirente sono autorizzati, in quanto la trasmissione delle conoscenze, dell’eventuale assistenza e consulenza, non può comportare anche l’eventuale trasmissione dell’autorizzazione richiesta/dovuta ai sensi dell’art. 1 Legge 7/2000 (e quindi trasmissione dei requisiti di cui all’art. 1 comma 3) in capo al compro oro.
  • Il “compro oro”, non è autorizzato a fondere, o far fondere a terzi, il proprio oro mantenendo il diritto di possesso.
  • Il “compro oro” è investito “in toto” delle responsabilità amministrative e penali derivanti dalla cessione degli stessi.

Siamo in grado di supportare la vostra attività con professionalità e competenza, curando soprattutto la parte fiscale e gestionale.

Monte Generoso S.p.A. a vostra disposizione per ogni ulteriore chiarimento.